Come è fatta una macchina per lo zucchero filato?

Sebbene il design, e l’aspetto esteriore in generale, può variare di molto a seconda del modello prescelto, è altrettanto vero che quasi tutti i tipi di macchine per lo zucchero filato presentano delle caratteristiche strutturali simili. In questa piccola guida vedremo le principali, ma se intendiamo saperne di più possiamo approfondire in quest’articolo sulle macchine per fare lo zucchero filato a casa.

      La base della macchina ha una resistenza elettrica dove è posizionato anche il motore. Questo è un componente fisso, non si può né smontare né lavare;

      Sopra di questa c’è un contenitore, dove andremo a inserire lo zucchero. Qui lo zucchero semolato, quello tradizionale per capirci, viene trasformato in zucchero filato (anche grazie all’intervento della resistenza presente nella base). Questa sorta di cassettino è estraibile, e si può lavare molto facilmente;

      L’ugello ha il compito di mettere in comunicazione le due parti che compongono la vasca esterna della macchina. Questo è un tubicino che collega la precedente componente alla successiva, ovvero il contenitore esterno;

      Quest’ultimo è una vasca situata sulla parte superiore della macchina. Di solito questa parte è realizzata in acciaio inox, un materiale che permette allo zucchero liquido di trasformarsi della giusta consistenza da attaccare al classico bastoncino;

      Il coperchio è l’ultima estremità della macchina per lo zucchero filato. Non di rado tale pezzo è trasparente, realizzato in vetro o plastica dura. Tramite una fessura è possibile inserirvi il bastoncino attorno al quale si formerà lo zucchero, ma per il resto dell’area del contenitore questo rivestimento ha una doppia funzione isolante. Da una parte mantiene la temperatura ideale dello zucchero appena filato, evitando dannosi sbalzi termici, dall’altra impedisce a polvere, detriti e batteri di entrare in contatto con il preparato.

Le differenze che possiamo trovare in questo settore tuttavia riguardano soprattutto la destinazione d’uso delle macchine stesse. I modelli professionali per esempio sono molto più grandi – e hanno anche un contenitore più ampio – rispetto a quelle destinate a un uso domestico. Quest’ultimo tipo invece è decisamente più compatto e maneggevole, e si può riporre con facilità dopo ogni utilizzo. Dimensioni e peso sono ridotte, anche per facilitare le operazioni di spostamento e trasporto.